Il Gioco Simbolico

 

È l’attività principale del bambino, tra i tre e i sette anni, attraverso cui struttura il proprio sviluppo cognitivo, sociale e affettivo. È una forma di gioco altamente significativa in quanto agisce in tutte le dimensioni della personalità infantile. È chiamato simbolico perché ogni oggetto, azione, identità, sono utilizzati per significare, ovvero per rappresentare, oggetti, azioni, identità solo immaginati.

L'incontro con gli oggetti diventa pertanto il contesto vero attraverso cui il bambino impara a conoscere la realtà che lo circonda, rielaborandola, modificandola o riproducendola sulla base della sua esperienza, di un ricordo e degli stati emotivi che lo hanno attraversato. Ecco alcune delle nostre proposte:

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I giochi dei bambini 
sono le loro azioni più serie

 

Giocare non è un passa-tempo, né un modo per tenere occupato il bambino. Giocare significa, per il bambino, disporre di uno spazio mentale, in cui i desideri, i sentimenti e le emozioni assumono forma. Nel gioco afferma la propria esistenza, getta le basi per la strutturazione del mondo interno, impara a costruire una propria realtà. Il gioco è l'oggetto che non plagia il bambino, non ne condiziona gli stati emotivi, non ne predetermina i comportamenti, al contrario dei giochi elettronici o di specifiche applicazioni multimediali.  Il gioco è l'oggetto che serve al bambino per costruire uno spazio-tempo relazionale, in cui, padrone dell'oggetto stesso, attiva la propria vita affettiva, dà corpo ai fantasmi bui o a quelli più luminosi del proprio mondo interno, apprende, riproducendo simbolicamente interazioni, desideri e funzionamenti della propria vita corporea e relazionale.

Giocare, per il bambino, è naturale, non glielo si deve insegnare, né far vedere.

I giochi non sono né intelligenti né stupidi perché non esiste un oggetto che detenga in sè il potere di conferire più o meno intelligenza. Un bastone può diventare una spada, un aereoplano lanciato nel cielo, la bacchetta che batte un tamburo o quella magica che trasforma ogni cosa. Ogni oggetto, pertanto, quando declinato da regole imposte dal bambino, caratterizzato dall'impiego consistente della fantasia e dall'assenza di qualunque finalità che non sia il gioco stesso, può diventare un importante strumento di gioco. Ne consegue che è bene distinguere il concetto di gioco da quello di giocattolo. I giocattoli non sono in sé la felicità dei bambini, ma è il gioco che il bambino crea con quel particolare giocattolo, magari tanto desiderato e amato, che fa dire ai bambini della bellezza e del piacere di giocare. Quindi non è utile né vantaggioso sommergere il bambino di giocattoli, spesso alibi finalizzati a sostituire il tempo che i genitori non passano a giocare con lui. Utile e vantaggioso sarà, invece, avere cura che al bambino sia garantito lo spazio e il tempo di gioco, poterlo osservare, giocare con lui, con l'attenzione di favorirgli gradualmente la libertà di disporre di sé con confidenza e la possibilità di trovare la propria collocazione creativa nel mondo reale.

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